Relazioni sindacabili
Così crescono le tentazioni di uscire da Confindustria
La Fiat avanza verso modelli moderni di contratti aziendali, la Confindustria cristallizza le relazioni industriali non scardinando il tabù dei licenziamenti con risarcimento economico. E’ questa la situazione dei rapporti sindacali come è letta a Torino, anche ai vertici del gruppo Fiat capitanato dall’amministratore delegato, Sergio Marchionne. Non solo. Adesso, dopo l’intesa fra la confederazione presieduta da Emma Marcegaglia, Cgil, Cisl e Uil, che si sono impegnate a non intaccare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori nella contrattazione aziendale, il messaggio implicito per le imprese è chiaro.

E lo fa con “una chiarezza bestiale”, come ha detto l’ad della Fiat. “Ho la sensazione che Marchionne intenda uscire comunque da Confindustria”, aggiunge lo storico dell’economia. Ci sono almeno due ragioni che spingono in quella direzione. Primo: visti i tempi, l’ad taglia senza pietà i costi non necessari, tra cui i 6/7 milioni annui versati al sistema di viale dell’Astronomia. Secondo: non corre grande simpatia tra Marchionne e i possibili successori di Emma Marcegaglia. “Non vedo la Fiat di Marchionne in una confederazione guidata da Giorgio Squinzi“, spiega Berta. La Fiat ha ottenuto quel che voleva, in materia di libertà d’azione negli accordi aziendali con l’articolo 8, altri probabilmente seguiranno.
Non c’è ragione, quindi, di intralciare le strategie della Marcegaglia: l’asse della confederazione con l’Abi di Giuseppe Mussari non si è rivelato una leva efficace per spingere a una nuova concertazione. “Ora la Marcegaglia ci riprova sulla base del buon rapporto personale con la Camusso – dice lo storico Berta – E questo spiega l’accordo sul mantenimento dell’articolo 18. Ma credo che i margini perché questa manovra dia i suoi frutti siano molto ristretti. Vedremo che succederà quando si comincerà a discutere di pensioni”. Riforma delle pensioni, liberalizzazioni, privatizzazioni, riforma per distribuire diversamente il carico fiscale, aggravando i patrimoni a beneficio del lavoro e delle imprese, sono alcune delle richieste che saranno contenute in un “manifesto delle imprese per salvare l’Italia” che insieme con altre associazioni di imprenditori Confindustria, ha detto ieri Marcegaglia, presenterà presto al governo.
Non c’è ragione, quindi, di intralciare le strategie della Marcegaglia: l’asse della confederazione con l’Abi di Giuseppe Mussari non si è rivelato una leva efficace per spingere a una nuova concertazione. “Ora la Marcegaglia ci riprova sulla base del buon rapporto personale con la Camusso – dice lo storico Berta – E questo spiega l’accordo sul mantenimento dell’articolo 18. Ma credo che i margini perché questa manovra dia i suoi frutti siano molto ristretti. Vedremo che succederà quando si comincerà a discutere di pensioni”. Riforma delle pensioni, liberalizzazioni, privatizzazioni, riforma per distribuire diversamente il carico fiscale, aggravando i patrimoni a beneficio del lavoro e delle imprese, sono alcune delle richieste che saranno contenute in un “manifesto delle imprese per salvare l’Italia” che insieme con altre associazioni di imprenditori Confindustria, ha detto ieri Marcegaglia, presenterà presto al governo.
Ma la schizofrenica strategia della confederazione di viale dell’Astronomia, che cerca comunque di non scontentare la Cgil, suscita critiche anche tra gli industriali. “Siamo alle solite liturgie corporative e sindacali”: così Adriano Teso commenta con il Foglio la foto di gruppo di Emma Marcegaglia e sindacalisti. Presidente di Ivm, tra i principali produttori di vernici in Europa, Teso è stato nel sistema Confindustria per più di 20 anni, “prima di uscirne, dopo aver realizzato che il mio sforzo per far progredire l’associazione era una battaglia persa”. “Sono favorevole anch’io ai contratti aziendali, ma l’associazione degli imprenditori non può far finta che non servano regole chiare su come chiudere un rapporto di lavoro. Oggi invece Confindustria preferisce scrivere e distribuire le ‘guide ai contratti’ piuttosto che le riforme”. “Serve maggiore flessibilità in uscita. Andrebbe modificato l’articolo 18 e, previo un periodo di preavviso e dietro un congruo pagamento, l’impresa deve poter ridurre la sua forza lavoro, cessare il rapporto con chi non riesce a ottenere risultati e pianificare al meglio la sua attività”. L’accordo, continua Teso, è sbagliato nel metodo, contiene un messaggio paradossale: “Le parti sociali da una parte negano al legislatore il diritto di fare legge, dall’altra però poi obbligano tutti – compresi i professional non sindacalizzati, sempre più numerosi rispetto a impiegati e operai – a stare alle loro regole”. La soluzione, secondo Teso, sarebbe di stabilire alcune tutele fondamentali – dai minimi salariali alla maternità – e poi lasciare il resto all’intesa delle parti, accordi individuali compresi. Come si spiega dunque la scelta di Emma Marcegaglia? “Marcegaglia, probabilmente, sente la necessità di tenere Fiat e le sue quote associative all’interno di Confindustria, conciliando dunque la politica di Marchionne con la permanenza del Lingotto a viale dell’Astronomia”. Poi, “e qui entriamo nel campo delle ipotesi – conclude Teso – c’è un messaggio politico” in quella foto di gruppo: “Confindustria oggi intende smarcarsi dall’esecutivo. Ma se Confindustria è anche classe dirigente, dovrebbe porsi pure un problema: sostituire questo governo con chi? Per fare che cosa?”.